Ovodonazione, quando avere un figlio non è più un sogno

Il centro per la fertilità Procrea di Lugano ha fatto più di 500 terapie eterologhe raggiungendo elevati tassi di successo. «Mettiamo la nostra esperienza al servizio della vita»

 

Più di 520 coppie trattate in poco più di due anni. L’ovodonazione acquisisce un ruolo sempre maggiore nelle terapie di procreazione assistita al centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano. «Ad oggi abbiamo registrato 164 bambini nati grazie a questa tecnica; 117 sono le gravidanze in corso. Risultati che testimoniano gli elevati tassi di successo raggiunti: senza considerare l’età della paziente, dopo la prima terapia abbiamo registrato una gravidanza nel 54% dei casi trattati», osserva il direttore medico di ProCrea, Michael Jemec. «L’ovodonazione rappresenta quindi una concreta possibilità per le donne che hanno particolari problemi di infertilità per avere una gravidanza».

La terapia però deve essere avviata solamente dopo aver effettuato approfonditi esami e aver diagnosticato evidenti problemi irrisolvibili in altro modo. Infatti i protocolli medici indicano l’ovodonazione nelle situazioni di esaurimento della funzione ovarica, di menopausa precoce fisiologica oppure di menopausa chirurgica ovvero indotta dall’asportazione parziale o totale delle ovaie per gravi patologie. «Anche nei casi di fallimenti ripetuti con le tecniche di procreazione assistita e nelle donne affette da endometriosi avanzata è bene iniziare a pensare al ricorso ad una donatrice», precisa Jemec. Non certo ultimo, «nei casi in cui la donna sia affetta da malattie genetiche trasmissibili alla prole, è bene che si faccia un riflessione sull’opportunità di affrontare un percorso di ovodonazione per evitare il rischio che i figli possano essere affetti della stessa malattia». In quest’ottica, aggiunge il direttore medico di ProCrea, «occorre tenere presente che in età avanzata, ovvero oltre i 40 anni, aumentano le possibilità di alterazioni cromosomiche negli embrioni: questo può dare origine non solamente a problemi nel portare a termine la gravidanza, ma anche a generare figli con gravi malattie».

La tecnica prevede la donazione di ovociti da una donna ad un’altra. Tre i passaggi fondamentali: «Una volta individuata la donatrice e verificata la disponibilità degli ovuli, la futura mamma viene sottoposta ad una preparazione endometriale al fine di predisporre il suo utero ad accogliere gli embrioni. Nel frattempo però, gli ovuli della donatrice vengono fecondati con il seme del compagno della ricevente - o nel caso di infertilità maschile grave, con il seme di un donatore. Quindi si procede con il trasferimento degli embrioni nell’utero della ricevente». Nodale e particolarmente delicata è la scelta della donatrice. «Vengono selezionate in modo accurato e sottoposte ad esami specifici: si tiene in considerazione l’età - in media hanno intorno ai 25 anni - e l’anamnesi familiare oltre ad alcuni parametri di tipo fisico», aggiunge. L’anonimato è garantito per  legge.

ProCrea ha portato la propria esperienza in Italia. Non solamente perché quasi il 90% delle coppie che hanno intrapreso il percorso di ovodonazione sono italiane, ma anche perché le terapie vengono tutte effettuate nel nostro Paese. «Abbiamo avviato una collaborazione con una clinica italiana dove operiamo con nostro personale. Questo ci permette di essere più vicini ai nostri pazienti per una terapia che può rappresentare un ostacolo di tipo psicologico. In Italia è possibile fare il primo colloquio in una delle nostre sedi di Milano, Pavia, Novara, Vigevano, Taranto e prossimamente Roma; quindi avviare un primo percorso diagnostico. E, nel caso la terapia indicata sia quella dell’ovodonazione, tutto il percorso terapeutico viene fatto in Italia».