La tecnica dell'Ovodonazione

La tecnica dell'Ovodonazione

Le indicazioni del centro di Medicina della riproduzione ProCrea di Lugano per il ricorso a una fecondazione eterologa

 

Ci sono situazioni di infertilità dove è meglio chiedere un aiuto. Quando si parla di diventare genitori, rivolgersi ad un donatore o a una donatrice non è snaturare un processo, ma creare le condizioni migliori affinché una coppia possa avverare il proprio sogno di essere madre e padre. L’ovodonazione, probabilmente l’ultimo tabù da superare quando si parla di infertilità femminile, rappresenta oggi per una donna su cinque con problemi riproduttivi l’unica strada percorribile per avere un figlio. «È una possibilità per ridare speranza a quante per età, problemi all’apparato riproduttivo o specifiche patologie non riescono ad avere figli in modo naturale o con le tradizionali tecniche omologhe», premette Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione del centro per la fertilità ProCrea di Lugano.

Cos’è? «L’ovodonazione è una tecnica di fecondazione assistita di tipo eterologo che prevede la donazione di ovociti da una donna ad un’altra», risponde Bellavia. «Questi ovociti vengono fecondati con spermatozoi provenienti dal compagno della paziente o, nel caso, da un donatore. Gli embrioni così generati vengono trasferiti nell’utero della paziente al fine di arrivare ad una gravidanza. Il protocollo garantisce l’anonimato di ricevente e donatrice».

Quando ricorrervi? «Il programma viene avviato solamente dopo aver effettuato approfonditi esami e aver diagnosticato evidenti problemi irrisolvibili in altro modo. Si indica l’ovodonazione in situazioni di esaurimento della funzione ovarica, menopausa precoce fisiologica oppure di menopausa chirurgica - afferma la specialista di ProCrea - ma anche nei casi di fallimenti ripetuti con le tecniche di procreazione assistita e nelle donne affette da endometriosi avanzata». Non certo ultimo, «nei casi in cui la donna sia affetta da malattie genetiche trasmissibili ai figli: l’ovodonazione eviterebbe il rischio che i figli possano essere affetti della stessa malattia».

Chi è la donatrice? «È una donna giovane, quindi con una elevata disponibilità ovarica, selezionata attraverso una rigorosa procedura che tiene conto delle caratteristiche fenotipiche e psicologiche e verifica la buona salute riproduttiva e l’assenza di malattie genetiche, ereditarie o infettive trasmissibili ai figli». Conclude Bellavia. «Donare è sempre un gesto d’amore. Lo è ancor di più donare per permettere di generare vita. L’ovodonazione non è una tecnica estrema, ma la possibile strada per coronare il sogno di un coppia di diventare mamma e papà».