ProCrea, 20 anni al servizio della fertilità

ProCrea, 20 anni al servizio della fertilità

La struttura svizzera festeggia i quattro lustri di attività con 3.400 bambini nati e percentuali di gravidanza superiori al 50%. «La ricerca genetica e l’alta specializzazione i motori del nostro successo»

Sono più di 3.400 i bambini nati grazie a ProCrea. In 20 anni il centro di Medicina della riproduzione è sempre stato in prima linea nel dare soluzioni alle coppie con problemi di infertilità, seguendo l’evoluzione delle tecniche e sviluppando un’intensa attività di ricerca in ambito genetico. Sempre tenendo al centro di ogni attività l’attenzione al paziente. «Ogni persona è unica. E, nel campo dell’infertilità questo è ancora più vero: non ci sono soluzioni preconfezionate per arrivare ad una gravidanza e non ci sono ricette che vanno bene per tutti. Occorre capire le cause per individuare la strada da percorrere insieme», afferma Michael Jemec, fondatore di ProCrea e attuale direttore medico.

Partito da Bellinzona nel 1999, il centro ProCrea si è spostato all’inizio degli anni Duemila a Lugano dove nel 2009 ha dato vita alla nuova e moderna sede di via Maraini. «Ne abbiamo fatta molta di strada», ricorda Jemec. «Siamo partiti come centro per la procreazione medico assistita e oggi ci ritroviamo quale punto di riferimento internazionale nella Medicina della riproduzione, con un laboratorio di analisi genetiche certificato. Abbiamo iniziato con una manciata di specialisti, oggi possiamo vantare un’equipe di oltre 50 persone tra medici, biologi, genetisti e assistenti».

In questo percorso di crescita, un elemento non è mai cambiato: «La qualità dell’assistenza alle coppie», prosegue il direttore medico. «Siamo stati testimoni dei cambiamenti sociali e protagonisti delle evoluzioni che hanno riguardato la procreazione medico assistita. In 20 anni il quadro è mutato molto: è cresciuta notevolmente l’età media delle coppie che si è rivolta a ProCrea. Per le donne, si è passati dai 36,5 anni di quando abbiamo iniziato agli attuali 39; per gli uomini il passaggio è stato dai 39,6 anni ai 42,4. Questo però non è solamente un fenomeno statistico, ma comporta delle crescenti difficoltà: con il passare del tempo non solamente va esaurendosi la capacità riproduttiva femminile, ma anche quella maschile può essere maggiormente penalizzata da infezioni, problematiche non risolte e stili di vita non corretti. Questo significa che le problematiche relative all’infertilità aumentano».

Davanti a una crescita dei problemi di infertilità, la risposta di ProCrea ha riguardato due ambiti: l’ampliamento delle tecniche proposte e lo sviluppo della genetica. «Accanto alla qualificata banca del seme che ci ha permesso di superare particolari situazioni di infertilità maschile e che ha portato alla nascita di oltre 1.500 bambini, abbiamo avviato quattro anni fa, in collaborazione con alcune cliniche italiane, anche l’ovodonazione. Degli oltre mille cicli che sono stati fatti, sono state ottenute gravidanze nel 50% dei casi (percentuale su ogni transfer)». Non solo. «L’età è un elemento che condiziona molto la fertilità femminile. Per questo abbiamo avviato anche un protocollo di egg freezing per la crioconservazione degli ovociti: a 30 anni è possibile assicurarsi la possibilità di avere un figlio quando si avranno oltre 40 anni o più».

Il secondo ambito, quello della genetica, è sempre stato uno dei fiori all’occhiello per ProCrea. «Da qui possono venire molte risposte ai problemi di infertilità», afferma Jemec. «Per questo fin dai primi anni di attività abbiamo voluto investire nella genetica, dotandoci - tra primi tra i centri per la fertilità svizzeri - di un laboratorio di genetica molecolare, ProcreaLab, e sviluppando tutta la parte di ricerca e di diagnostica».

«Quella struttura partita per fare delle analisi di routine è poi diventato un laboratorio accreditato, centro di riferimento internazionale», ricorda Giuditta Filippini, genetista di ProcreaLab. «Abbiamo sviluppato, primi in Svizzera, i test genetici pre-impianto fin dal 2012, per arrivare l’anno successivo ad ottenere le prime gravidanze». I test genetici preimpianto riguardano soprattutto donne in avanzata età fertile, ovvero fin dai 36 anni quando gli embrioni con anomalie a livello cromosomico possono raggiungere il 63%. «Il test genetico delle aneuploidie cromosomiche (PGT-A) ci permette di individuare l’embrione “sano”, quindi con maggiore probabilità di dare corso ad una gravidanza. E otteniamo successo in oltre il 71% dei casi», spiega Filippini. «Con le analisi genetiche pre-impianto (PGT-M e PGT-SR) invece siamo in grado di evitare che un’eventuale malattia genetica presente nella famiglia possa essere trasmessa al figlio». ProCrea ha inoltre sviluppato test di compatibilità genetica per evitare che un portatore sano possa trasmettere la malattia genetica al figlio. «Siamo stati anche i primi nell’analisi di oltre 500 geni responsabili di gravi malattie genetiche recessive - aggiunge la Filippini -. Questo lavoro di ricerca continua ha permesso a ProCrea di migliorare i livelli di successo delle terapie e di diminuire i rischi riproduttivi, ma resta ancora molta strada da fare: nonostante i passi in avanti nella diagnostica, c’è ancora un 15%% di infertilità idiopatica, ovvero non riconducibile ad alcuna delle cause conosciute».

Per il futuro il centro ProCrea è già pronto. «Gli studi più recenti riguardano l’utilizzo delle cellule staminali e il loro effetto di “ringiovanimento” sulla fertilità femminile», riprende Jemec. «Anche in questo caso, la collaborazione con un centro per la fertilità internazionale ci permette di seguire le fasi di ricerca, apprezzandone i risultati positivi. È una nuova strada che prosegue nella direzione della filosofia ProCrea: offrire al paziente non solo il meglio della scienza e della medicina, ma anche metterlo nelle condizioni di essere accudito, accompagnato in quello che è un meraviglioso cammino verso la vita».